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Sostegno per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili nelle PMI

È questo il nome del decreto firmato dal MIMIT a inizio dicembre che prevede lo stanziamento di 320 milioni di Euro sull’Investimento 16 della Missione 7 “REPowerEU” del PNRR.

Si tratta di agevolazioni sotto forma di contributo in conto impianti per interventi finalizzati all’autoproduzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici o mini eolici, per l’autoconsumo immediato e per sistemi di accumulo/stoccaggio dell’energia.

Le agevolazioni dovranno rispettare i seguenti massimali di spesa prevista:

  • 30% per le medie imprese;
  • 40% per le micro e piccole imprese;
  • 30% per l’eventuale componente aggiuntiva di stoccaggio di energia elettrica dell’investimento;
  • 50% per la diagnosi energetica ex-ante necessaria alla pianificazione degli interventi previsti dal decreto.

La spesa totale dovrà essere compresa tra 30 mila Euro e 1 milione di Euro per singola unità produttiva del soggetto richiedente l’accesso al beneficio.

Sono ammessi nella richiesta i seguenti interventi:

  • l’acquisto, l’installazione e la messa in esercizio di beni materiali nuovi strumentali, in particolare impianti solari fotovoltaici o mini eolici, sostenuti a partire dalla data di presentazione della domanda di agevolazione;
  • apparecchiature e tecnologie digitali strettamente funzionali all’operatività degli impianti;
  • sistemi di stoccaggio dell’energia prodotta;
  • diagnosi energetica necessaria alla pianificazione degli interventi.

 

Il contributo è destinato alle Pmi, con sede legale o unità produttiva in Italia, appartenenti a qualunque settore produttivo, tranne quello carbonifero, della produzione primaria di prodotti agricoli, della pesca e dell’acquacoltura. Per garantire il rispetto del principio Dnsh, sono escluse anche le imprese che operano in uno di questi settori: produzione di energia basata su combustibili fossili e attività correlate, industrie ad alta intensità energetica e/o ad alte emissioni di CO2, produzione, noleggio o vendita di veicoli inquinanti, raccolta, trattamento e smaltimento di rifiuti, trattamento di combustibile nucleare e produzione di energia nucleare.

Il 40% delle risorse sarà riservato alle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia e un altro 40% alle micro e piccole imprese.

Per accedere agli aiuti in fase di richiesta sarà necessaria una diagnosi energetica redatta da soggetti qualificati, in linea con il Dlgs 102/2014.

La procedura di valutazione, che sarà gestita da Invitalia, sarà basata su criteri che saranno definiti con apposito decreto attuativo, ma riguarderanno la capacità addizionale di produzione di energia da Fer, l’incidenza delle tecnologie solari fotovoltaiche iscritte nel Registro Enea, la sostenibilità economica dell’investimento ed il numero di certificazioni ambientali del soggetto proponente. Nello stesso decreto attuativo saranno definiti anche termini e modalità di presentazione delle domande.

Decreto case green

È stata pubblicata l’8 maggio 2024 sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea la direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica nell’edilizia, detta anche direttiva “case green”.

Di cosa si tratta? La direttiva richiede ad ogni Stato membro dell’Unione Europea di impegnarsi nell’implementazione di un nuovo piano di riqualificazione degli edifici, in modo da ridurre le emissioni degli edifici del 60% entro il 2030 per arrivare alla neutralità climatica entro il 2050.

Per far questo:

  • Tutti gli edifici privati di nuova costruzionedovranno essere a zero emissioni a partire dal 2030; dal 2028 per gli edifici pubblici.
  • Tutti gli edifici residenziali dovranno ridurre il loro consumo energetico medio del 16%entro il 2030, e del 20-22% entro il 2035.
  • Tutti gli edifici non residenziali dovranno ridurre il loro consumo energetico medio del 16%entro il 2030 e del 26% entro il 2033.

A prescindere dalla normativa e dagli obblighi che ne deriveranno, il patrimonio edilizio italiano è particolarmente inefficiente e vetusto, con oltre il 65% degli immobili costruiti senza alcun criterio di risparmio energetico, con forte dipendenza dal gas naturale sia per il riscaldamento degli ambienti che dell’acqua calda sanitaria. Secondo le stime di ENEA, avere un’abitazione in classe F comporterebbe un miglioramento delle prestazioni energetiche di circa il 35% rispetto alla classe G, e minore domanda di energia, primariamente di gas, si traduce in maggiore sicurezza energetica per le famiglie.

L’obiettivo sarà di portare gli edifici di proprietà pubblica e le unità immobiliari non residenziali almeno in classe energetica E dal 2027 e in classe D dal 2030, mentre saranno concessi tre anni in più per gli edifici residenziali, rispettivamente dal 2030 e dal 2033.

Con l’esperienza accumulata da oltre 15 anni, rafforzata dalle decine di progetti superbonus 110 gestiti sull’onda della normativa, in GBSOLS siamo pronti a supportare i nostri clienti in questa nuova fase di transizione energetica.

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